Il Centro di Giustizia Minorile o i Servizi afferenti (U.S.S.M., C.P.A. o lo stesso I.P.M.), nel caso in cui il minore sia coinvolto in un procedimento penale e sia stato disposto dal Tribunale dei Minorenni il collocamento in Comunità come misura alternativa alla detenzione in Istituto Penale Minorile (art. 22 del DPR 448/88: misura cautelare del collocamento in comunità, art. 28: messa alla prova e art. 30: misure alternative alla detenzione).
Eventuali richieste, da parte di altri Servizi, vengono prese in considerazione dall’équipe dei professionisti operante all’interno della Comunità, che ne valutano l’opportunità.
Il Servizio inviante fornisce una relazione di presentazione del ragazzo, recante tutte le informazioni necessarie ad una prima valutazione con il fine di un possibile inserimento in Comunità. Qualora si ritenga attuabile l’inserimento, nei casi in cui è possibile, si fissa un colloquio tra minore, con l’obiettivo di creare una conoscenza reciproca oltre che di permettere un primo impatto del ragazzo con il contesto.
L’équipe si rende disponibile a far conoscere l’ospite, prima del suo effettivo inserimento, la struttura della Comunità e gli altri ospiti. Nel periodo di permanenza in comunità l’utente dovrà essere coinvolto, informato e responsabilizzato riguardo al progetto educativo che è stato pensato per lui e in parte redatto con lui, in base alle sue capacità psico-fisiche.
Le dimissioni dell’utente dalla Comunità Siloe dovranno essere rispettose dei tempi dello stesso e organizzate adeguatamente